giovedì 11 febbraio 2016

I bambini al centro

In questi mesi si sta accelerando il processo di smantellamento dei servizi all'infanzia della capitale. Alla fine di dicembre il commissario Tronca ha ufficialmente detto che non si possono aprire altri nidi pubblici e che le scuole dell'infanzia devono divenire gradualmente statali perchè sono servizi troppo onerosi.
A giorni invece scade il bando della regione che, guarda caso, finanzia le aperture dei nidi in concessione, cifre che confrontate sembrano corrispondere a quelle segnalate dallo stesso commissario nel documento programmatico.
Insomma, appare chiaro che il comune di Roma da qui in poi non finanzierà più nuove aperture di nidi e materne comunali, sembra inevitabile che per aumentare l'offerta si debba ricorrere al privato (in concessione, neanche in convenzione).
La follia vera è che si afferma che si spende troppo per i nidi comunali, quando nessuno ne' al dipartimento ne' tra gli assessori comunali di questi anni,  ha fatto un'analisi approfondita dei costi, o almeno nessun operatore del settore (educatrici, poses etc etc) ne è a conoscenza.
Si è sempre considerato solo la spesa finale, si sono ridotti i finanziamenti e applicato processi di "ottimizzazione" ed "efficientamento"    lasciando così morire il servizio, senza una reale governance, lasciando che si deteriorasse da sè.
Ne sono l'esempio le famose supplenze a tre ore che costano tanto, umiliano il lavoratore e servono poco a livello pedagogico.
Ne è l'esempio il drammatico servizio di luglio, che per come è erogato, è un'esperienza drammatica per i nostri bambini.
Ne sono l'esempio i molti nidi realizzati in compensazione dai costruttori, che vengono realizzati e poi abbandonati, per poi venire riparati a costi esorbitanti e "regalati" a privati.
Ne è l'esempio quest'anno scolastico, dove molti municipi per il caos vissuto lo scorso anno, hanno visto aumentare il numero dei nidi con dei posti vuoti, mentre altri municipi hanno nel contempo liste d'attesa molto lunghe, creando così anche discriminazioni tra bambini della stessa città.
La scelta quindi, è quella di non provare a far funzionare meglio il pubblico, ma semplicemente di dare in mano il servizio a privati speculatori che con pochi euro di spesa fanno funzionare un nido, risparmiando su sicurezza, personale e alimenti.
Già, perchè, anche i convenzionati quelli sani, affermano che con le convenzioni attualmente in essere è praticamente impossibile fare un servizio di qualità, molti sono quelli che hanno chiuso nell'ultimo anno.
Da questo quadro, quindi, si evince, che la strada intrapresa qui a Roma sia quella di fornire servizi all'infanzia con la sola logica quantitativa: l'importante è dare il posto per molte ore ai bambini, poi la qualità è secondario; comunque diamo posti a circa 22000 bambini su 75000 nei nidi!
Una strategia della quale, se noi genitori non pretendessimo un cambio di rotta, diverremmo di fatto complici. Se per noi oggi sono importanti solamente orari lunghi e nidi sempre aperti senza indagare sulla qualità, avremo domani dei parcheggi per i nostri figli, e loro meritano di più.
Ma i genitori da soli non possono cambiare le cose, occorre veramente una grande alleanza tra tutte quelle figure che partecipano ai servizi all'infanzia.
Modelli qualitativamente alti ci sono in molte parti d'Italia, dobbiamo aver la forza di prenderli ad esempio e di tenere presenti anche le esperienze fallimentari, tutti insieme, ricordando che i servizi all'infanzia al centro hanno i bambini e nessun altro.


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