martedì 29 settembre 2015

Il servizio educativo e scolastico e l'occupazione femminile oggi di Laura Fano

L’asilo nido pubblico è un servizio educativo. Ogni asilo segue un proprio progetto educativo che mira a sviluppare la socialità, la creatività e l’autonomia dei bambini, mirando allo sviluppo della loro personalità in accordo con i tempi naturali della crescita. Studi recenti hanno perfino dimostrato che i bambini che frequentano l’asilo nido avranno meno difficoltà a scuola e otterranno migliori risultati rispetto a quelli che non beneficiano di questa esperienza. Tuttavia, secondo la legge 1044/1971 che ha istituito gli asili nido comunali nel 1971, questi sono “un servizio sociale di interesse pubblico” con funzione assistenzialistica. Inoltre, essi dipendono dal Ministero della Sanità e non da quello dell’Istruzione.
Per quanto sia importante battersi per il riconoscimento del ruolo educativo del nido, non bisogna tuttavia sottovalutare il valore importantissimo dell’asilo come supporto alla genitorialità, nel permettere il reinserimento delle donne nel mondo del lavoro e per combattere discriminazioni di genere nel mercato lavorativo. La nascita stessa degli asilo nido comunali nel 1971 si deve ad una fortissima spinta della società, dei sindacati e in particolare dei movimenti femministi, che si battevano affinché venissero forniti dei servizi che permettessero alle donne lavoratrici di poter continuare il proprio percorso professionale anche dopo esser diventate madri.
Tuttavia, a 40 anni dall’istituzione degli asili nido, le donne incontrano ancora molte difficoltà nel conciliare la vita lavorativa con la maternità. In un momento in cui il mercato del lavoro è sempre più spietato e deregolamentato, gli asili nido dovrebbero essere potenziati per supportare le donne lavoratrici in questo difficile momento storico. Al contrario, negli ultimi anni, gli asili pubblici sono stati oggetto di tagli indiscriminati e mancanza di investimenti.
Secondo dati di Cittadinanzattiva, nel Lazio un bimbo su quattro resta in lista di attesa. I genitori che non possono permettersi un nido privato, dovranno tenere il bambino a casa, con conseguenze negative sul reinserimento della madre nel mercato del lavoro. E’ dunque necessario far sì che una quota molto più alta di bambini rispetto a quella attuale trovi spazio nei nidi pubblici. Inoltre, questi dovrebbero offrire degli orari più flessibili, per adeguarsi ai ritmi dei lavoratori in un mercato del lavoro dove purtroppo la flessibilità è divenuta uno dei requisiti più importanti.
Infine, è necessario modificare i criteri di accesso al nido, che sono rimasti ancorati ad un mercato lavorativo di decenni fa, dove i contratti di lavoro dipendente erano la norma, e dove le donne che non lavoravano lo facevano per scelta per occuparsi dei figli. Il criterio che fornisce più punti nell’accesso al nido è quello di entrambi i genitori lavoratori, tuttavia non contempla le varie categorie contrattuali che ormai caratterizzano il mercato del lavoro, quali piccole partite iva, contratti atipici o lavori occasionali. Questo sistema penalizza doppiamente le donne disoccupate, le quali, oltre ad aver perso il lavoro, si trovano nell’impossibilità di cercarne un altro per la mancanza di accesso ad un servizio di assistenza alla maternità.  I risultati di tutto ciò si vedono. Il divario salariale tra uomini è donne in Italia è ancora molto alto. Secondo il Gender gap report 2015, uno studio realizzato dall’Osservatorio di JobPricing, gli uomini guadagnano in media il 7,2% in più rispetto alle donne (una percentuale comunque al di sotto della media europea che arriva addirittura al 16%). Inoltre, secondo la stessa ricerca, nei ruoli di vertice la prevalenza maschile è netta.

Vi è poi un altro aspetto da considerare quando si parla di asili nido e occupazione femminile: l’occupazione all’interno degli asili nido è quasi interamente femminile. Le attuali politiche di tagli ai servizi educativi e di assistenza non colpiscono solo le famiglie di utenti ma anche una categoria lavorativa prettamente femminile. Salari ridotti, possibili licenziamenti, instabilità lavorativa incidono profondamente su un settore femminile, con ripercussioni sulle famiglie delle educatrici, così come sui bambini di cui dovrebbero prendersi cura. Le 5.000 precarie che aspettano di essere assunte negli asili e nelle materne comunali a Roma, sono donne che si sono costruite una famiglia nella più assoluta precarietà e che quella famiglia devono contribuire a mantenerla, o giovani donne che, a causa di una condizione lavorativa totalmente instabile, spesso devono addirittura rinunciare all’idea stessa di famiglia. Queste politiche, ingiuste perché riducono i servizi e mettono a rischio posti di lavoro, sono inoltre discriminatorie perché tendono ad aumentare la disparità tra donne e uomini nel mercato del lavoro. Sono purtroppo indicative di uno Stato, quello italiano, che ancora non riesce a contemplare la maternità come una risorsa e ad adottare misure che la tutelino pienamente. 

Ge.Ro.Ni.Ma. torna in campo per affrontare un nuovo anno scolastico in difesa dei diritti dei cittadini nei servizi educativi e scolastici del Comune di Roma

Terminate le vacanze estive e rientrate in città le famiglie romane si trovano ancora una volta a doversi districare tra disservizi e mancanza di informazioni adeguate in merito alla gestione dei servizi educativi e scolastici.
Di nuovo ad agosto l'amministrazione affronta problematiche complesse, come quella delle sostituzioni annuali, confidando nella poca attenzione generale e nell'assenza di molti di quelli su cui inevitabilmente le scelte apparentemente risolutive della giunta capitolina ricadranno.
Sfortunatamente molte lavoratrici e un manipolo di genitori vigili e informati sono pronti al varco e prontamente si innescano i processi di protesta, rivendicazione e difesa dei diritti tutti, dei bambini delle famiglie che pretendono un servizio funzionante ed efficiente, e dei lavoratori che chiedono il rispetto permanente dei posti di lavoro e della dignità delle persone che si sono viste dalla sera alla mattina tecnicamente licenziate senza alcun sintomo di preavviso.
Entreremo nel dettaglio delle questioni, delle nostre attività, delle nostre iniziative e dei nostri obiettivi con dei post ad hoc, nel frattempo chiediamo a tutti coloro che già ci seguono, a coloro che possono coinvolgere altri, a coloro che vivono dei disagi concreti nei servizi educativi e scolastici di Roma di seguirci o contattarci tramite il blog e la mail 2015geronima@gmail.com.
Solo tramite azioni concrete e partecipazione attiva possiamo raggiungere risultati concreti e strappare un centimetro alla volta il terreno che la politica e l'amministrazione per mancanza di competenze ed etica stanno desertificando con continuità, il terreno dei diritti civili.
Siamo genitori legati da solo senso civico non abbiamo alcuna bandiera politica e sindacale ma siamo aperti al dialogo con tutte quelle figure ed identità che dimostrano concretamente e non a chiacchiere, di avere i nostri bisogni tra le priorità della loro opera pubblica.
Concludo segnalando che questo post verrà divulgato tramite qualunque mezzo noto ma che questo blog resta il posto eletto all'ufficialità delle informazioni in merito alle nostre attività.
Buon anno scolastico a tutti.

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